Sicilia terra di ciclopi

La mitologia greca ha generato e ci ha tramandato tutta una serie di figure fantastiche, in molti casi esse sono il frutto di una fervida immaginazione, di cui fu certamente ricco il mondo ellenistico, in altri l’immaginazione trae spunto da elementi giunti a quegli antichi narratori da un passato lontano, un passato in cui la terra era popolata da animali oggi scomparsi.

Come ben sappiamo la civiltà greca all’apice della sua espansione aveva colonie in buona parte delle zone costiere affacciate sul Mediterraneo e un posto di assoluto riguardo in questo contesto aveva la Sicilia.
Posta al centro del Mediterraneo e quindi delle più importanti rotte commerciali del tempo, la Sicilia è stata da sempre un crogiuolo di civiltà e culture diverse e ciò ha certamente contribuito alla nascita sul suo suolo e alla propagazione di miti e leggende.

Sicilia terra di ciclopi?



Fra i tanti miti quello più strettamente legato al passato geo-paleontologico dell’isola è certamente quello dei ciclopi ed in particolare di Polifemo, tramandatoci da Omero nella sua Odissea.

Ma chi erano i ciclopi e cosa c’entra con essi la paleontologia?

La tradizione classica ci ha consegnato il mito dei ciclopi definendoli come i figli di Urano e Gaia (il Cielo e la Terra) e moltissime sono le storie che li riguardano, ma ciò che ci interessa in particolare in questa sede è l’aspetto con cui questi mostri venivano raffigurati.
Essi appaiono come dei giganti dalla forza smisurata che solitamente abitano nelle grotte, ma il loro tratto più distintivo è certamente il loro singolo occhio posto al centro della fronte, spesso descritto a forma di scudo.

Ed ecco che entra in gioco la storia paleontologica della Sicilia.
Durante l’ultimo milione di anni infatti l’isola è stata popolata da animali oggi estinti e tra essi si sono avvicendate anche diverse specie di elefanti, che in epoche diverse sono giunti dalla penisola italica soprattutto in corrispondenza delle glaciazioni che da un lato determinavano un abbassamento del livello dei mari e quindi creavano dei corridoi praticabili dagli animali per raggiungere l’isola e dall’altro spingevano verso sud le mandrie di questi erbivori che molto probabilmente erano originari delle zone asiatiche e centroeuropee.

Una volta giunti sull’isola questi erbivori di grandi dimensioni (Elephas antiquus) trovarono però una situazione ambientale ben diversa da quella attuale con una superficie minore di terre emerse e una serie di bacini, lagune e paludi che rappresentavano delle cosiddette barriere biogeografiche.

Tale situazione determinò certamente una riduzione delle risorse alimentari, rispetto a quelle dei luoghi in cui questi enormi pachidermi si erano sviluppati precedentemente e questo, unito anche all’assenza di grandi predatori diede origine ad un processo di riduzione della taglia, processo noto col nome di nanismo insulare, che portò alla selezione naturale di specie via via sempre più piccole fino a giungere all’Elephas falconeri una specie che misurava solo 90 centimetri al garrese.
Un altro esempio di elefante nano siciliano è l’Elephas mnaidriensis che raggiungeva i 180 cm con un peso di circa una tonnellata e soprattutto di quest’ultimo esemplare sono ricche le grotte fossilifere siciliane.

Estinti infatti ben prima dell’arrivo dell’uomo, questi pachidermi lasciarono come sola traccia del loro passaggio le loro ossa fossili che si ritrovano in gran numero nelle grotte sparse per la Sicilia.
Le grotte sono infatti considerate delle trappole paleontologiche in quanto i resti degli esseri viventi che vi giungono sono preservati dagli agenti esterni e si fossilizzano con più facilità.

Sicilia Terra di Ciclopi

Sicilia Terra di Ciclopi

I primi abitanti dell’isola ritrovarono all’interno delle grotte questi strani crani che presentavano un grande foro frontale ch’essi credettero fosse un’enorme cavità orbitale e che invece altro non era che la sede in cui si innestava la proboscide, inoltre le grandi ossa trovate assieme a questi teschi fecero nascere l’idea di individui di grandi dimensioni, veri e propri giganti.

Così nacque l’elaborazione di un mito di un essere gigantesco, abitatore delle grotte e con un occhio solo: il Ciclope.

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