Messina durante la dominazione araba

Messina

Messina


Tra il VII e il XII secolo scoppiarono numerose guerre tra i Califfati arabi e gli imperatori bizantini, ormai in evidente stato di decadenza.
Gli Arabi andavano sottraendo ai Bizantini vaste provincie dell’Impero, senza che gli imperatori d’Oriente riuscissero ad impedirlo.

Anche la Sicilia divenne terra di conquista da parte degli Arabi, che ritenevano la posizione dell’isola strategica per il controllo del Mediterraneo.
Già in precedenza e precisamente a partire dal VII secolo l’isola aveva subito molte incursioni musulmane.
I razziatori arabi, partendo dalle coste africane, più volte si erano spinti in Sicilia, per brevi, quanto violente, incursioni.



Tra l’803 e l’820 la disgregazione dell’impero bizantino si accentuò, anche a causa dei tentativi di secessione, spesso ad opera di ufficiali imperiali, i quali approfittarono della debolezza dell’impero bizantino per acquisire potere.
L’occasione per intervenire in Sicilia venne offerta ai Maghrebini, di fede islamica ma di etnia berbera, da Eufemio da Messina, un siciliano di lignaggio aristocratico e di grande ricchezza.

Costui, al servizio dell’imperatore di bisanzio, era stato il “taumarca” della flotta bizantina, cioè il comandante delle truppe di terra e di mare ed era riuscito a controllare tutto il Mediterraneo, tanto da preoccupare lo stesso imperatore di Costantinopoli, timoroso del potere e del prestigio acquisito da Eufemio.
Costui pensò di destituirlo, costruendo false accuse.

Venutolo a sapere, Eufemio, forte del suo ascendente su aristocratici e popolazione comune, reagì prontamente e riuscì a sbaragliare le truppe bizantine.
Venne acclamato dai suoi fautori col titolo di “Eufemio I, re di Sicilia” e per breve tempo governò su tutta l’isola (826-827), mettendo persone di cui si fidava a capo delle città più importanti dell’isola.

Durante il suo regno Messina divenne la capitale del regno di Sicilia.
Alcune delle persone in cui aveva “mal” riposto la sua fiducia, però, corrotte da Bisanzio, lo tradirono per denaro ed egli venne sconfitto dalle truppe bizantine.

Eufemio, timoroso di perdere il potere, offrì ai regnanti Magrebini (di fede islamica, ma di etnia berbera) la sovranità sulla Sicilia, a patto che egli potesse governarla (825).
I bizantini reagirono attaccandolo prontamente, ma Eufemio, con l’aiuto degli Arabi, riconquistò la sovranità dell’isola.
L’accordo con gli arabi aprirà le porte della Sicilia all’Islam.

Eufemio venne tradito anche dai suoi alleati arabi, che mossero contro di lui.
Di lì a poco Eufemio morì e con lui il sogno di una Sicilia autonoma.
Il 17 Giugno dell’827, data dello sbarco delle truppe arabe a Mazara del Vallo, segna l’inizio della dominazione araba in Sicilia.

Iniziamente,lo scopo dello sbarco fu, per gli invasori, quello di impadronirsi di derrate alimentari, denaro e schiavi.
Conquistato un congruo bottino, si ritirarono, dopo aver tentato inutilmente di conquistare Siracusa, la capitale della Sicilia bizantina.
Un grosso esercito sbarcò nuovamente in Sicilia nell’830 e gli invasori dilagarono in tutta l’isola.

Presero Agrigento, entrarono a Palermo dopo un anno di assedio (831), occuparono Pantelleria e poi, via via, conquistarono le altre città siciliane: Modica, Ragusa, Enna.
Resistevano solo Messina, la sua alleata Rametta (oggi Rometta), Taormina e Siracusa, la capitale dei Bizantini.
La conquista di Messina (843) portò al controllo dello Stretto, che impedì alle navi bizantine di entrare nel Mediterraneo occidentale.

L’ultimo importante caposaldo bizantino ad essere conquistato fu Taormina che cadde in mani arabe nel 902, seguita da Rometta nel 965.
Dopo quasi un secolo e mezzo, tutta la Sicilia era in mani arabe.

Messina durante la dominazione araba decadde economicamente e, rea di avere appoggiato il concittadino Eufemio, dovette sopportare umiliazioni e stragi di ogni tipo.
Tra i tentativi di rivolta, ricordiamo quella della Sacra Compagnia dei Verdi che, in pieno centro cittadino, combatterono vittoriosamente in difesa del SS. Sacramento portato agli infermi o in processione.

Durante la dominazione araba vigeva, infatti, in città il divieto di praticare riti cristiani probabilmente nacque in questa occasione la leggenda di Mata e Grifone, i mitici giganti progenitori della città di Messina, i cui nomi uniti altro non significano se non “mata i grifoni”, cioè “uccidi i musulmani”.

Ancora oggi il 12, 13 e 14 Agosto il Gigante moro e la Gigantessa vengono portati in processione per le strade della città accompagnate da un’altra macchina, chiamata il “Cammellaccio” che per alcuni rappresenta il predone arabo che vessava la città, esigendo tributi dal popolo.
Caduta Siracusa nell’878, Messina diventò l’ultimo baluardo della difesa del Cristianesimo.

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