Le dominazioni straniere in Sicilia

Con l’arrivo dei Greci nell’isola e la conseguente introduzione della scrittura finisce la Preistoria in Sicilia ed appaiono le prime fonti storiche.
Inizia con i Greci la prima dominazione straniera in Sicilia.

Sicilia

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Essi fecero conoscere la civiltà greca agli indigeni e, grazie alle numerose risorse naturali presenti nell’isola, portarono le città siceliote ad un rapido sviluppo culturale ed economico.
Fu questo il periodo più florido per la Sicilia, che vide irradiarsi la civiltà greca fino verso le parti più interne dell’isola.
Non mancarono, certo, gli aspetti negativi che da sempre accompagnano una dominazione straniera: instabilità politica, tirannidi, conflitti con indigeni o con i Cartaginesi.

Durante la successiva dominazione romana, la Sicilia fu sottoposta ad un intensivo sfruttamento economico, soprattutto sotto il comando di pretori come Verre.
Contro quest’ultimo, nel 70 d.C., venne avviato dalle città siceliote un processo, durante il quale l’accusa venne sostenuta dall’oratore Marco Tullio Cicerone, autore delle orazioni “In Verrem”.
Egli riuscì a dimostrare l’eccessivo ed ingiusto fiscalismo imposto dal pretore.



L’isola fu anche travagliata da numerose rivolte di schiavi.
Di questo periodo si ricordano, invece, in positivo la costruzione di strade e l’incremento dell’agricoltura soprattutto per qunto riguarda la coltivazione degli ulivi, dei fichi e delle viti.
L’isola diventerà nel corso dei secoli successivi terra di approdo e di conquista da parte di popoli diversi, che in tempi differenti si stanziarono sul suolo siciliano, venendo in contatto pacifico (raramente) o di aperto contrasto con le popolazioni autoctone.

In terra di Sicilia sono giunti, oltre i Greci e i Romani, i Vandali, gli Ostrogoti, i Bizantini.
Durante i tre secoli e mezzo della dominazione bizantina (seconda metà del VI secolo- IX secolo), l’isola venne intensamente sfruttata e sottoposta a condizioni dittatoriali di governo.
Pur se la successiva dominazione araba s’impose in modo cruento, durante tale periodo la Sicilia rifiorì economicamente.

Gli Arabi incrementarono notevolmente l’agricoltura introducendo nuovi metodi e nuove colture come quelle delle pesche, delle albicocche, dei carciofi, degli asparagi, pistacchi, melanzane.
Migliorarono anche la qualità dell’alimentazione, introducendo paste alimentari, riso, spezie, dolci, salse, sorbetti, etc.
Affinarono, altresì, le tecniche di costruzione degli edifici pubblici e privati.

Nonostante questi innegabili miglioramenti, i siciliani non accettarono mai passivamente la dominazione araba e in più occasioni scoppiarono sanguinose rivolte.
I Saraceni, come venivano chiamati gli Arabi, restarono sempre dei nemici e la lotta contro di essi per secoli è stata cantata dai cantastorie siciliani.
La seguente dominazione normanna fece della Sicilia e della Puglia un unico regno.

L’isola venne riorganizzata dal punto di vista amministrativo, grazie soprattutto ad un forte potere centrale.
Inoltre, grazie ad una illuminata tolleranza religiosa, venne realizzata una conciliazione tra cristiani ed arabi ancora presenti sul suolo siciliano.
Durante la successiva dominazione angioina la Sicilia decadde sia per gli abusi dei francesi, sia per il loro disinteresse, sia per l’inezia dei “baroni” locali.

Tra le rivolte dei siciliani a tale stato di cose, non si può non ricordare i “Vespri siciliani” del 1282.
La situazione peggiorò durante la dominazione aragonese, durante la quale l’isola perdette la propria indipendenza e fu trasformata in un possedimento spagnolo, governato da un Vicerè.
Passata sotto il dominio spagnolo, la Sicilia venne governata autoritariamente.

Sfruttata indiscriminatamente, dovette affrontare un periodo di grande depressione economica, che portò le popolazioni locali a diverse rivolte popolari, tra le quali spiccano quella di Messina del 1647 e quella di Palermo del 1649.
Assegnata nel 1713 come regno indipendente a Vittorio Amedeo II di Savoia, la Sicilia si trovò ad affrontare la dominazione piemontese, che governerà l’isola solamente per 5 anni.
In conseguenza del Trattato di Cockpit, la Sicilia passò agli Asburgo d’Austria e, durante la dominazione asburgica, ancora una volta fu sfruttata economicamente e sottoposta ad un pesante fiscalismo.

Un paio di decenni dopo, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli, i Piemontesi, gli Austriaci e i Borboni.
Pur se in terra di Sicilia si sono avvicendate dominazioni diverse, i Siciliani non hanno, però, mai perso la loro identità distintiva e non si sono mai fatti assimilare da nessuna di esse.

Infatti, pur se è vero che tali dominazioni hanno lasciato molteplici tracce della loro civiltà, influenzando la storia, le tradizioni culinarie, la gastronomia e il sostrato culturale dei siciliani, è anche vero che il carattere peculiare del popolo siciliano non si è fatto mai schiacciare.

Secondo l’oratore Marco Tullio Cicerone (I sec. a.C.) il carattere distintivo dei siciliani è costituito da tre elementi: intelligenza, diffidenza e umorismo.
Di quest’ultimo tratto egli scrive:

Numquam est tam male Siculis, qui aliquis facete et commode dicant

(Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito).

Lo storico greco Tucidide (460 a.C.- 404? a.C.) , autore de “La guerra del Peloponneso”, scoppiata tra Peloponnesi ed Ateniesi, nel fare riferimento ad un congresso tenutosi a Gela nel 424 a.C. per sancire la pace tra le città siceliote, riferisce il discorso tenuto dallo statista siracusano Ermocrate (op. cit. IV 59-64).
Costui invita le città siceliote ad allearsi e deporre le armi tra di loro, per combattere tutte insieme contro il comune nemico, Atene.

Durante tale discorso, egli afferma con grande orgoglio:

Noi non siamo né Ioni né Dori, ma Siciliani.”

Le varie civiltà, che si sono avvicendate nel corso dei secoli, hanno fondato insediamenti urbani ed hanno arricchito l’isola di numerose testimonianze archeologiche.
Esse, ancora oggi, sono segno di un passato, sicuramente travagliato, ma nel contempo ricco di stimoli culturali ed artistici.

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